I dati lo dimostrano: se incrociamo i numeri forniti dall’Istat sui decessi annuali in Italia dell’ultima decade e li confrontiamo con i testamenti pubblicati, anche in un intervallo di tempo superiore (per ricomprendere il tempo necessario ad avviare le successioni), la media ci porta ad un dato nazionale intorno al 13% (arrotondiamo per eccesso), ossia per 100 successioni che si aprono, in poco meno di 13 è presente un testamento.
Delle restanti 87, con discreta certezza possiamo affermare che solo una piccola parte non necessitava di testamento in quanto era già stato tutto organizzato e pianificato per tempo. Il risultato finale è che quindi la maggior parte delle successioni seguirà i principi della normativa: niente di male, ci mancherebbe, ma senza programmazione, è frequente assistere a litigi tra eredi, attriti che possono sfociare in vere e proprie cause legali.
Torniamo al testamento ed ai suoi requisiti fondamentali.
Il testamento olografo
Sappiamo benissimo che il testamento olografo deve appunto avere l’olografia della scrittura, ossia essere composto dalla mano dal testatore. Sempre dalla mano del testatore deve essere apposta la firma e la data del documento, affinché esso possa essere valido. Un testamento scritto da un terzo anche se sotto dettatura, oppure digitato a computer e stampato, comporta la nullità del documento.
Se non sono in grado per impedimenti fisici (o non voglio incorrere in errori formali che compromettano la validità del documento), di scrivere di mio pugno le mie ultime volontà, posso ricorrere al testamento pubblico. Questo documento è redatto da un Notaio, che appunto ha l’incarico di raccogliere le mie disposizioni testamentarie, avendo cura di adottare tutte le necessarie formalità. Con questo atto, pur mancando l’olografia del testatore, ci si avvale della forza probatoria dell’atto pubblico e dell’accertamento delle volontà del soggetto, da parte del Notaio.
C’è poi un altro tipo di testamento, detto segreto, che unisce le peculiarità del testamento olografo e del testamento pubblico. Infatti è scritto di proprio pugno dal testatore ed essendo consegnato al notaio, si ha l’assoluta garanzia della sua conservazione. E sì, perché dobbiamo anche considerare che il classico testamento lasciato nel cassetto del comodino di casa, non è certo che troverà la via della pubblicazione.
Ma perché è importante il testamento?
La risposta più semplice è che la persona che redige il suo testamento, decide in modo consapevole e razionale a chi devolvere in eredità i propri beni patrimoniali, potendo così tutelare gli Eredi e prevenire possibili contenziosi futuri che si manifesteranno dopo la sua morte.
Il Testamento è dunque uno strumento decisionale nelle mani del testatore, ma è anche una forma di tutela verso i propri eredi, proprio perché come detto sopra una strategia patrimoniale ben strutturata deve anche considerare preliminarmente i rischi che si potrebbero concretizzare con una successione legittima.

